mercoledì 8 giugno 2011

C'è di mezzo il mare

Inizia con lo sperma.
Occhi appiccicosi, viso incrostato, sapore di morte in bocca.
Un lavoro ben eseguito, 300 € diviso 3, 100 euro al grammo di felicitá. La notte vendo l’anima, il giorno riposo come un vampiro, il mio piccolo coma reversibile. Sono anni che assumo eroina, come ho iniziato è semplice. Vivendo nella povertá economica e culturale a pochi chilometri di mare da quel mondo rinchiuso in una scatola luminosa, quasi fosse un regalo, un presente, il mio. Ballerine sorridenti, politici sorridenti, famiglie sorridenti. Mi sentivo chiamata, dovevo viaggiare, attraversare il mare, fuggire. Cosí feci.
Mamma me ne vado.
Papà.
Vi saluterò dalla scatola luminosa.
Amici di amici. Vieni con noi, conosciamo persone influenti, ti faremo lavorare nella scatola magica.
È un sogno, mi stanno portando dall’altra parte del mare.
Non so dove stare, mi rassicurano, staró in un residence ed in cambio mostreró il mio corpo, non c’è nulla di male, nella scatola lo fanno. E mi toccano, mani callose, ruvide, ma gentili, mi accarezzano. Cosa succede? Io non voglio questo.
Ragazzina ascoltaci, dobbiamo vedere come sei, assaggiarti, insegnarti.
Ho paura.
Non avere paura, dammi il braccio, stai ferma.
Un pene di metallo entra nelle vene ed eiacula un orgasmo quasi immediato. Svengo. No vegeto. No, è come se fossi fuori dal mio corpo. Vedo cosa mi fanno, ma non sento nulla; vedo il sangue tra le coscie, è il mio? L’assenza di luce. Il sole che filtra dalla finestra. Ho forse sognato? Sento il sangue incrostato tra le gambe, non sento più la purezza della verginità.
Cresce nel mio essere una voglia, poi un bisogno, poi una necessità. Sono sporca e l’acqua non lava, ho sete e non disseta, voglio un battesimo, la redenzione. La porta è chiusa. Panico. Freddo. Caldo. Sento dei passi cadenzati come quelli di uno zoppo, sento dei colpi alla porta, sento il battito del mio cuore, è lui che cammina e bussa. Vuole uscire. Morirò qui nel letto madido di sudore, sangue e feci. Mamma non ti saluterò dalla scatola magica.
La medicina. Cosa? Ecco la medicina. Di nuovo il pene di metallo. Sono Dio, sono io la scatola magica, sono acqua, sono piacere. Ancora, datemi ancora la medicina. Costa, lavora per noi e potrai comprartela.
Se mi faccio picchiare sono 5 dosi.
Se ingoio sono 4.
Senza plastica sono 3.
L’ano solo 2.
Con le mani 1.
Se mi addormento è per sempre.