sabato 5 febbraio 2011

Vorrei riposare

Ci provo a pensare in modo positivo, lo faccio interloquendo con la gente. La solitudine è per me un bene prezioso, sono i momenti in cui la mente vaga e traccia spirali di idee e proprio come spirali ruotano dentro se stesse senza fine.
Ho sempre creduto che la pazzia sia data dall'incapacità di portare a termine un ragionamento, le mie ragioni a volte non hanno inizio.
Su quali canoni si basa la massa per etichettare una creatura come folle?
I folli sono coloro che osano, non si fregiano del pericolo, o delle credenze. Al contrario i normali pretendono il loro posto nel sistema, domandano la loro etichetta, non sognano più, senza immaginazione i sogni sono fotocopie della vita.

Niente messa per me, le preghiere sono bestemmie, le mani giunte nell'atto della supplica.

Il muro è molle, come diavolo ci riesce! Il pavimento raccoglie i miei umori.

Riconosco solo le mezze stagioni. Il tempo a cosa serve? Conto fino a dieci. Conto le mattonelle, conto le cuciture, conto i secondi, ed io conto? Dammi una risposta, no non frequento i salotti, le discoteche misurano l'ignoranza basandosi sugli ospiti, lo sgabello di un pub mi si addice, la lotta di classe l'ho abbandonata nell'intervallo, gli ideali non fanno parte dei miei ideali.

Non c'è fine nei miei pensieri, il senso è doppio e mai compiuto.

Sono in questa camera da molti secondi, ho rifiutato di vendere la morale in cambio di una posizione influente, solo un pazzo lo farebbe.

I pensieri sono scomposti, devo raccoglierli e completarli come un puzzle, inizio dalla cornice, poi completo il resto. Osservo l'opera finita, si vede una spirale.

Qualcuno esclama "tutti in fila, è l'ora della medicina". Non so il perchè, ma la fila mi ricorda la coda che si fa per entrare in discoteca. Finalmente è il mio turno, le donne non pagano, posso prendere anche la tua pastiglia? Ora posso riposare.