mercoledì 19 maggio 2010

Quasi Mie: Donne

INTRO

Mi vengono in mente pensieri del tipo "Non è semplice". No, non lo è affatto, non lo è parlare delle Donne in generale ed in senso oggettivo, ancor meno lo è scrivere delle "proprie".
Con "proprie" non intendo solo coloro con le quali ho avuto una relazione, una scopata o del sentimento passionale, include anche le amiche, le conoscenti, le compagne di sbronze e di chat.
In questo momento trovo arduo stabilire come iniziare. Va bene, cominciamo da lei, in fondo è lei che ha dato inizio a tutto o a troppo.
L'adolescenza faceva capolino tra le mie gambe, pieno della capacità di attrarre, frutto del mio corpo e sopratutto della mia mente. Ero fottutamente simpatico, dinamico, spigliato, offensivo, gentile, ero un cazzo di playboy. Camminavo per le strade colmo di fierezza e menefreghismo, il cocktail del perfetto "cuccatore". Così per un eccesso di parole ed espressioni colorite mi sono ritrovato ad avere una fidanzata, si esatto, una fottutamente vera fidanzatina. Dovevo compiere 16 anni.
Si inizia per gioco, inizia tutto per gioco, poi quando stai con lei il mondo si ferma, o meglio va avanti ma non te ne fregi minimamente, tanto c'è lei, ti basta questo, sei davvero convinto che sia tutto il necessario per vivere, un carburante eccezionale, ma proprio come il greggio è destinato ad esaurirsi, anche quella sensazione si avvierà a farlo.
I giorni, mi piaci, le settimane, ti voglio bene, i mesi, ti amo, gli anni, voglio restare sempre con te, e poi nuovamente i mesi, bisogna dare una svolta, meglio andare a convivere o sposarsi, le settimane, non facciamo più sesso ne amore, i giorni, eppure pensavo di averti dato tutto, gli attimi sono l'unico ricordo cosciente.

Separazione. Divorzio. Divisione. Sommare un numero negativo. Una parte viene a mancare, l'umana speme vuole riempirla, compensarla. E' come una percentuale. Credi di essere intero, che la controparte sia una metà, forse di più, invece non è così. Siete due volte il 100%. In mancanza di uno dei due resti nuovamente completo, manca la parte in più.
La mente, però, non lo ammette, non vuole rassegnarsi, continua la vita credendo alla propria incompletezza, le ore sono un'agonia, i giorni infiniti, i mesi raccolgono più lacrime della stagione delle piogge. Poi l'oblio. Tutto è negativo. Fino a non trovare alcun motivo per vivere, ma non esiste nessun motivo da cercare, è proprio lì, il motivo sei tu stesso.

Ti ho sognata. Non ricordo quanto tempo sia passato dall'ultima volta che abbiamo condiviso momenti nel mondo onirico e non mi pesa, va bene così, a volte riappari. Avevo incontrato tuo padre al supermercato, lo stesso dove facevamo la spesa assieme, o dove, nei week end, spendevo la paghetta settimanale in patatine, biscotti e bibite da consumare assieme. Quei pomeriggi li passavamo in casa, era da poco morta tua madre e sbrigavi le faccende, facendoti carico delle mansioni da vera massaia. In genere nel mondo onirico il mio lato incosciente tentava di rimediare al rapporto, auspicava ad una speranza e mi svegliavo stanco, provato. Poi, qualche anno fa, feci il primo sogno dove ero io a rifiutarti, dove ti dicevo che non mi appartenevi che non volevo stare con te, che ero felice così, credo di non essermi svegliato tanto di buon umore, finalmente prendevo consapevolezza di quanto accaduto ed ero pronto ad andare avanti.

Questo, però, avrebbe generato altri problemi, la mia paura dell'abbandono è sempre stati li latente, per raggirarla decisi di non affezionarmi a nessun'altra donna.

Non mi hai fatto del male, non volontariamente, ed io altrettanto, eravamo giovani e come si fa da bambini ci si butta nelle cose a capofitto, fino a consumarle, a viverle troppo, isolandosi dal resto del mondo e dalla famiglia.
Le nostre aspirazioni erano e sono comunque diverse, tu volevi essere una moglie, io essere me stesso ed agire, fare qualcosa, sbagliare, ma sentirmi vivo e magari lasciare un'impronta. In quel momento non vedevamo i nostri difetti, eravamo troppo vicini per farlo.
Voglio ringraziarti, è stato anche grazie a questo che posso fregiarmi di essere come sono adesso, anche se non so di preciso come sono, ma so perfettamente come vorrei essere, so che sto evolvendo, so che riesco a prendere le cose buone dal passato e dimenticare quelle cattive o che non hanno generato una crescita.
Ti auguro la migliore felicità alla quale tu possa aspirare, ovvero vivere alle o sulle spalle di un buon marito, te lo meriti.